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Costruita dove nel '400 sorgeva un altarino
dedicato alla Vergine Annunziata, la chiesa (che sarebbe divenuta cattedrale nel
1872) ha assunto soltanto nel corso del '600 l'attuale impianto a croce latina
con tre navate su pilastri.
Il prospetto fu completato sul finire dell'800 dall'arch. Giovan Battista Basile
che rielaboro' dei progetti dell'arch. Sebastiano Ittar. A questo periodo risale
la costruzione del campanile di sinistra, del rosone, e della sovrastante
galleria di coronamento che raccorda i due campanili laterali.
Seicentesco e barocco e' il grande portale dalle eleganti colonne corinzie che
reca nella trabeazione uno dei piu' antichi stemmi cittadini. Esso costituisce
un complesso unitario con la sovrastante edicola con statue (Madonna Annunciata
ed Angelo Annunciante, S. Venera, S. Tecla, ecc), opera del messinese Placido
Blandamonte. L'edicola, che e' la parte più squisitamente barocca del composito
prospetto, racchiude la seguente iscrizione: "D. O. M. / VIRGINI DEIPARAE
ANNUNTIATAE / AEDEM HANC MAXIMAM / ACIS URBS AMPLISSIMA ET FIDA / REGIBUS /
1667".
Il prospetto laterale di mezzogiorno presenta un ingresso secondario con portale
in pietra bianca di Siracusa realizzato nel 1799 su disegno dell'arch. Francesco
di Paola Patane'.
All'interno la solenne navata entrale presenta nella volta un vasto affresco con
l'Apoteosi dell'incarnazione del Verbo divino acclamato dal coro delle Vergini,
realizzato negli anni 1905-1907 da Giuseppe Sciuti. La "visione", articolata in
episodi (Orchestra degli Angeli, Coro delle Vergini, Gloria degli Angeli con
simboli di S. Venera, Annunciazione, Fede, Eterno Padre con Profeti),
costituisce la sinfonia fastosa ed opulenta con la quale il settantenne maestro
concluse la sua attivita' di affreschista.
Seguono nelle pareti e nella volta del transetto gli assai pregevoli affreschi
barocchi (Glorificazione dell'Agnello mistico, Nozze di Cana, Gloria di S.
Venera, Uccisione di Abele, Sacrificio di Isacco) di Pietro Paolo Vasta (1737),
il piu' grande pittore acese del '700. I quattro evangelisti nelle lunette della
cupola sono sempre opera del Vasta, mentre il tamburo della cupola presenta 4
episodi dell'antico Testamento realizzati da un altro pittore acese, Francesco
Mancini (1895-1899).
L'ampia abside centrale, infine, e' stata affrescata dal messinese Antonio
Filocamo con scene della vita della Madonna nelle pareti e l'Assunzione della
Vergine nella volta (1711).
Dal transetto, a sinistra, si accede alla sacrestia, mentre a destra si apre la
barocca cappella di S. Venera, eletta patrona della Città nel 1651. All'interno
della cappella, realizzata sul finire del '600 ed affrescata da Antonio Filocamo
(sua e' anche la tela della Santa), si conserva il bel busto ligneo di S. Venera
(1655), ricoperto di lamina d'argento e ricco di gioielli e cimeli storici
(D'argento cesellato e' pure l'artistico fercolo, opera di maestranze messinesi,
che esce in occasione della festa a luglio, insieme ai "candelori", ceri
perpetui delle corporazioni cittadine).
Nel pavimento del transetto si trova la bella Meridiana, eseguita dallo scultore
Carlo Cali' sotto la direzione dell'astronomo danese Cristiano Federico Peters
(1843).
Tra le tele sono da ricordare la Madonna del Rosario del messinese Antonio
Catalano il Vecchio (1° alt. a destra), l'Arcangelo Gabriele di Antonio Platania
(2° alt. a destra), la Nativita' di Gesù di Pietro Paolo Vasta (3° alt. a
destra), il S. Antonio di Padova (2° alt. a sinistra) di Giacinto Platania, il
Ritratto del prevosto Marcantonio Gambino del palermitano Vito D'Anna (in
sagrestia).
NOTA:
In Attesa di
sviluppare una nostra scheda, il testo utilizzato è stato preso dal sito
ufficiale del Comune di Acireale (http://www2.comune.acireale.ct.it/homepage.htm)
a cui vanno i nostri ringraziamenti, per questo utile contributo atto a
migliorare la conoscenza di Acireale nel mondo. Le immagini sono di Ignazio
Caloggero (Centro Studi Helios srl) |