CENNI STORICI SULLA CITTA' DI MODICA

 

(Tratto dalla scheda “Catalogazione beni” del Comune di Modica inserita nel Piano di gestione (Appendice B)

 

 

Descrizione: gran parte del territorio, l'altipiano ragusano-modicano, č caratterizzato da numerose fenditure, dette "cave", alcune delle quali di notevole lunghezza e profonditā, erose dalle acque superficiali nel calcaree affiorante del tavolato ibleo. Calcare ampiamente utilizzato nella costruzione dei muri di contenimento dei terrazzamenti e nei muri a secco che formano un vero e proprio reticolo che connota fortemente il paesaggio agrario, destinato in parte a pascolo e parte coltivato a seminativi, cereali, e soprattutto colture legnose tra cui spiccano il mandorlo ed il carrubo, oltre che l'olivo.

 

La cittā si estende con continuitā su un breve altipiano, che si restringe a cuneo fino alla rupe su cui sorgeva il Castello (Modica Alta) e occupa l'invaso dei torrenti (oggi coperti) Janni Māuru, ad ovest, e Pozzo dei Pruni ad est, che confluiscono ai piedi della rupe nel fiume Modica, disegnando una grande ipsilon (Modica Bassa).

A partire dal sec. III a.C., e documentata l'esistenza di Motyka, ribelle a Roma nel 212 a.C., poi cittā "decumana", ed in periodo imperiale cittā "stipendiaria".

Conquistata dagli Arabi nel 844-45, fu poi cittā regia con Ruggero II. La sua importanza si accrebbe per la posizione strategica e nel 1296 quando nasce la Contea con l'assegnazione del titolo a Manfredo Chiaramonte, Modica rappresenta un modello esemplare di cittā-fortezza.

Con il suo Castello e l'antica Chiesa madre di S. Giorgio, si erge a baluardo inespugnabile della guerra che oppone le fazioni latina e catalana, che si contendono il dominio dell'isola. Anche quando l'investitura feudale passerā alla famiglia Caprera (1392-1480) non verrā meno l'impianto militare della cittadella: fuori le mura, tuttavia, il ghetto ebraico del quartiere Cartellone mette in evidenza le relazioni multiculturali degli abitanti, almeno fino al tragico pogrom nel 1474.

Nei secoli XVI e XVII la cittā assume un ruolo istituzionale e di direzione politica della Sicilia sudorientale. In questa eccezionale "etā dell'oro" della contea, l'impianto urbanistico si distende dalla rocche alla vallata sottostante.

Distrutta dal terremoto del 1693, fu ricostruita nello stesso sito, saldando in modo del tutto originale il tradizionale impianto medievale degli antichi quartieri con la sontuosa scenografia settecentesca dell'edilizia ecclesiastica e civile.

Le due chiese cattedrali di S. Giorgio (nella zona alta ) e di S. Pietro (nella parte bassa) costituiscono le direttrici dell'espansione urbana, che si snoda attraverso i grandi complessi conventuali dei Francescani, dei Gesuiti, delle Benedettine ecc. Chiese e conventi punteggiano l'itinerario barocco che si snoda dalla splendido "balcone" naturale del Pizzo al fondovalle dello stretto. Caratteristico della cittā č l'intrecciarsi degli stretti vicoli medioevali e la cortina edilizia di chiese e palazzi signorili che si evidenziano per la fattura delle strutture architettoniche, per la ricchezza delle decorazioni e l'omogeneitā cromatica della pietra calcarea lavorata con particolare perizia scultorea dalle maestranze, che richiama il ricamo dei muri a secco delle campagne iblee.

Il Livello generale di conservazione del patrimonio edilizio č da considerarsi buono, ma nel centro storico, in particolare negli anni sessanta, sono avvenute pesanti sostituzioni nel tessuto urbano) Tutto il centro urbano di Modica e le colline circostanti sono soggetti a vincolo Ambientale o Paesaggistico imposto con D. A. n.6353 del 24/09/1992 adottato ai sensi della L.1497/39