GRYLLI  IN  AGRO  IBLEO 

Nel semisecolo che abbraccia in pari misura Cinque e Seicento lo stato di salute della popolazione siciliana - nondimeno quella della Contea di Modica - è messo ripetutamente a dura prova. Pandemie di cruenta entità mietono moltissime vittime alternativamente a ripetute crisi di sussistenza dovute alle ricorrenti penurie da carestia.

All'approfondimento di tali tematiche concorrono talvolta documenti il cui fortuito ritrovamento pone le basi per una ricerca più ampia ed approfondita.

Tra i tanti fondi archivistici per i quali il valente studioso E.Sipione ci ha fornito splendidi contributi di storiografia locale sono da segnalare i cinque documenti reperiti nel volume di "LETTERA V V" conservato presso l'Archivio di Stato di Ragusa-Sezione di Modica, ai fogli 502,504,506,508,510 relativi agli anni 1618/19 (1). Questi carteggi da soli sono sufficienti ad illustrare la situazione di gravità che si determinò in quegli anni in occasione di uno dei variegati eventi naturali che flagellò tanto la popolazione dell'epoca quanto il territorio comitale: l'invasione di cavallette che si abbatté in maniera violenta sulla Contea di Modica e territori limitrofi.

I ripari ai quali gli amministratori locali - il Governatore e Giurati di ogni singola Università - ricorsero furono, in buona parte, di ordine religioso. L'esposizione del Santissimo Sacramento e le Quarantore furono infatti gli unici ritenuti efficaci "...intorno alli remedii che si doverano usare per le estirpatione delli grilli che si e' visto haver cominciato a nascere in queste marine...".

Il Governatore, allarmato per tale calamità, emise un "bando" che fu portato a conoscenza di tutte le terre della Contea affinché i Giurati delle Università ne prendessero atto adottando i rimedi di cui sopra e quant'altro potesse giovare alla risoluzione del fenomeno concedendo pertanto "...licenza che in tutte (le) città e terre colti del contato....si potria esponere nelle chiese Santissimo Sacramento e farsi le quarant'hore, e in ognuna di dette città e terre farsi una processione per l'istesse terre con conducere il S.mo Sacramento...".

La situazione si aggravò ulteriormente nel 1619 in quanto l'invasione si allargò varcando anche i confini comitali, per cui il Viceré concesse poteri straordinari al Governatore della Contea di Modica, affinché usasse anche a Vizzini, dove frattanto l'invasione delle cavallette si era estesa, le stesse accortezze che aveva già adottato per Modica stante che "...questa pernitiosa e dannosa semente uscita da confini del contato va' allargandose per il regno...".

A Scicli l'invasione arrecò danni incalcolabili. Anche in questo caso il popolo si recò in solenne processione con le alte autorità ecclesiastiche. Centro di preghiera fu l'eremo dei Milici per invocare la protezione della Vergine dei Milici contro i dannosi insetti (2) che "schiantarono le vigne e dimezzarono le coltivazioni di canapa" (3).

In varie località della Contea furono tentati molteplici metodi empirici il cui effetto dava risultati abbastanza buoni, anche se non sempre soddisfacenti e comunque con notevole dispiegamento di risorse umane.

Infatti nell'aprile del 1618, per sterminare questi insetti erbivori, fu ordinato di arare i terreni per seppellirne le uova. Altro sistema adottato fu quello di usare delle lenzuola con un'apertura centrale alla quale fosse appuntato un sacco. In pratica si doveva stendere il lenzuolo, possibilmente bagnato, per terra e non appena si fosse coperto di "grilli" si dovevano tirare i due capi facendo in modo che questi, per mezzo dell'apertura centrale, cadessero nel sacco. Altro modo fu quello di batterli con sacchi bagnati. Per incoraggiare tali procedure, che dovevano essere espletate in tempi ragionevolmente brevi, considerata l'estesa devastazione subita dalle coltivazioni, i magistrati preposti alla amministrazione pubblica erano incaricati di pagare un "tarì" a coloro i quali portavano un "mondello di grilli" i quali venivano successivamente bruciati fuori dal centro abitato per la loro immediata e permanente "estirpatione" (4).

Al di là del fatto storico, che - dalle ricerche effettuate da altri studiosi locali quali il Carrafa, Garofalo, Solarino (5) - non sembra essere stato l'unico, dai documenti in argomento potrebbero essere ricavate, a parere dello scrivente, notizie indirette sulle condizioni  climatiche di quel periodo attraverso considerazioni di carattere zoologico correlate allo studio del comportamento delle cavallette (che nel linguaggio comune vengono chiamate "grilli") insetti erbivori appartenenti all'ordine degli Ortotteri.

Tali insetti fitofagi, probabilmente per influenza di particolari condizioni ambientali (es.: aumento della temperatura) svilupparono delle modificazioni fisiologiche e/o di comportamento (mediate da quella sostanza chimica chiamata "ferormone", prodotta ed emessa dagli stessi) quali intensa attività di riproduzione, tendenza a spostarsi in sciami così folti di individui da oscurare il sole e spiccato senso di voracità che si ripercuote con effetti estremamente deleteri sulle colture (6).

Dalla superiore argomentazione si può certamente ipotizzare che nel periodo 1618/'19 la temperatura subì un notevole innalzamento.

Lo stesso fenomeno si verificò in tempi successivi come e' possibile arguire dalle notizie storiche, fornite dagli autori sopra menzionati (1625/’26, peste; 1646, carestia; 1659, invasione di cavallette e conseguente aumento di temperatura; 1671, carestia; 1672, peste; 1687/’88, invasione di cavallette ed ulteriore innalzamento di temperatura), da cui si può riscontrare un ciclo climatico che si ripete e si completa con frequenza entro un ambito temporale di circa trenta/quaranta anni.

Analisi più approfondite potrebbero pertanto far luce su un aspetto sicuramente sconosciuto e comunque non sufficientemente studiato della "climatologia dinamica" iblea in età moderna attraverso gli eventi deducibili dai documenti archivistici che costituiscono una fonte inesauribile di notizie del nostro passato più o meno remoto.

                                                        Giuseppe Nativo

  

 -Famiglia Pamphagidae: Ocneridia nigropunctata

 Famiglia Acrididae: Euchorthippus albolineatus siculus

 

 -Famiglia Tettigoniidae: Tessellana tessellata

 

-Note bibliografiche:

 

-1) Enzo Sipione, "Di una invasione di grilli nella Contea di Modica" in "Archivio Storico Siracusano", a. XIII - XIV, 1967/'68, pagg.192-195;

 -2) M. Trigilia, "La Madonna dei Milici di Scicli", Setim Edit., Modica 1990, pp.181-182;

 -3) B. Cataudella, "Scicli, storia e tradizioni", Scicli 1970, pp.144, 149;

 -4) Giovanni Selvaggio, "Alla ricerca della storia di Ragusa", Ragusa 1958, dattiloscritto conservato presso la Biblioteca Civica di Ragusa, pp.95-96;

 -5)-Placido Carrafa, "Prospetto corografico istorico di Modica", volgarizzato da F.Renda, Tip.M.La Porta, Modica 1869, Rist.Anstatica Arnaldo Forni Edit., Vol.I pp.81-82;

     -Prof. Filippo Garofalo, "Discorsi sopra l'antica e moderna Ragusa", Libr.Paolino Edit. Ragusa, 1980, pag.68;

     -Raffaele Solarino, "La Contea di Modica"-ricerche storiche-, Libr.Paolino Edit., Ragusa 1982, Vol.II pp.173-175;

 -6) -Corrado Gizzi, "Biologia", F.lli Fabbri Edit., Milano, 1973, Vol.I, pp.80.81;

       -Enciclopedia "La Piccola TRECCANI", Diz. Enciclopedico, 1995, Vol.II pag.845, Vol. VI pag.864.